
9) Plotino. La purificazione come separazione dell'anima dal
corpo.
    La vera natura dell'anima la porta a separarsi dal corpo. Si
tratta di un processo di purificazione guidato dalla ragione

Enneadi, I, 2, 5 (vedi manuale pagina 210).

1   Bisogna vedere sin dove < ci conduce > la purificazione: cos
soltanto vedremo a chi diventiamo simili < per la virt > e a
quale dio identici.
2   Anzitutto si deve ricercare in che modo < la virt purifichi >
l'animo, il desiderio e tutte le altre affezioni, dolori e
passioni consimili; e cio sino a qual punto l'anima si possa
separare dal corpo.
3   Per separarsi cos dal corpo, essa si raccoglie in se stessa,
quasi da luoghi diversi, completamente impassibile, considerando
come semplici sensazioni i piaceri inevitabili; guarisce ed evita
i dolori solo per non essere inquietata, n pi sente le
sofferenze, o, se ci non  possibile, le sopporta serenamente e
le diminuisce col non condividerle; sopprime l'ira, per quanto 
possibile e, se non pu, non si lascia dominare da essa, <
lasciando > al corpo il movimento involontario che diventa raro e
debole; non ha timore - di nulla infatti essa ha paura, quantunque
anche qui < il timore possa esistere >, come impulso involontario
- eccetto quando esso sia di avvertimento.
4   E' chiaro che non c' in lei nessun desiderio di cosa turpe:
desidera il mangiare e il bere non per s, ma per soddisfare < i
bisogni del corpo >, n ricerca i piaceri d'amore, o soltanto, io
credo, quelli naturali che non abbiano un cieco impulso; e se fa
questo, lo fa con una fantasia gi dominata.
5   E cos sar completamente pura da tutte queste passioni e
vorr purificare anche la sua parte irrazionale, in modo che essa
non riceva alcun colpo dall'esterno, o almeno non violentemente,
sicch alla fine quei colpi diventino pi rari e cessino del tutto
per la sua vicinanza: sar come di un uomo che vive presso un
saggio e trae profitto da questa vicinanza, o diventando simile ad
esso, oppure vergognandosi di osare ci che l'uomo buono non vuole
che egli faccia. Non ci sar dunque nessuna lotta. Basta che la
ragione sia presente, e la parte inferiore < dell'anima > la
rispetter e, ove si agiti con violenza, si irriter da se stessa
di non conservare la serenit alla presenza del padrone e
rinfaccer a se stessa la sua debolezza

(Plotino, Enneadi, Rusconi, Milano, 1992, pagine 79-81).

